CUBO E LA VARIETY REDUCTION

Il mercato industriale oggi richiede solo prodotti (quali ad es. linee di confezionamento, macchine utensili e di misura, ecc.) personalizzati, cioè adatti alle sole sue specifiche esigenze di produzione, ad un costo simile a quello dei prodotti standard e con analoghi tempi di consegna.
Le aziende devono quindi modificare il loro modo di progettare, devono imparare a progettare secondo la filosofia della Variety Reduction.
Infatti

Nella primavera 1985 l’ing. Cuppini della CUBO chiamò gli esperti giapponesi della JMA per presentare, in un seminario di due giorni, i principi e le applicazioni di Variety Reduction che in quegli anni furoreggiava in Giappone, permettendo alle Aziende Giapponesi di essere più che competitive per prezzi e termini di consegna sui Mercato mondiale. Dopo questo incontro molte Aziende italiane introdussero, con l’ing Cuppini, questa metodologia con notevole successo: vantaggi economici con riduzione percentuale dei costi a due cifre e dei tempi di risposta al cliente a settimane anziché a mesi.
Graficamente la Variety Reductio viene rappresentata con un triangolo rovesciato e schiacciato, la cui base riporta tutte le possibili varianti di un prodotto che si possono ottenere con un numero limitato di componenti e sottogruppi, opportunamente e variamente combinati fra loro secondo le necessità. In questo modo vengono drasticamente ridotti i codici personalizzanti.
Tutto questo è possibile ottenerlo usando come nuova filosofia progettuale quella di pensare il prodotto divisibile in due parti: una parte base e quindi standard e una variabile che risponde alle esigenze del Cliente, ma che si adatta perfettamente alla base. L’esempio più semplice è il mobile IKEA, dove esiste una base eguale per tutte le varianti a cui si adatta perfettamente ogni tipo di finitura, secondo i gusti del Cliente.
Il mondo industriale oggi richiede prodotti personalizzati o, come si dice oggi, ONE TO ONE.
Alle Aziende viene oggi richiesto di progettare e produrre solo i prodotti che rispondano alle esigenze di mercato, in tempi brevi e a costi contenuti, come fossero prodotti standard.

PER PROGETTARE UNA NUOVA FAMIGLIA DI PRODOTTI
Il prodotto che genererà una famiglia va pertanto pensato come somma di gruppi, sottogruppi e componenti BASE, e componenti VARIABILI E PERSONALIZZANTI (i cosiddetti format) secondo le richieste del cliente. Ad esempio in una astucciatrice esiste il gruppo di alimentazione degli astucci, che ha lo scopo di alimentarli per ricevere, successivamente, il contenuto (un tubo di maionese, di dentifricio, ecc): in questo tutta la parte che esegue il trasporto è eguale per tutti i formati, mentre saranno diversi il contenitore degli astucci e l’apertura dell’astuccio.
Per facilitare l’ottenimento di questo obiettivo è necessario utilizzare l’AVP – Analisi del Valore del Prodotto- sul prodotto capostipete, elencando tutte le sue funzioni, e individuando quelle che possono richieder e/o sostenere personalizzazioni.
Segue che occorre abbinare i gruppi, di cui è costituito il prodotto, alle funzioni, tenendo presente che un singolo gruppo può sostenere più funzioni, evidentemente con pesi diversi.
Bisogna perciò affrontare la problematica personalizzazione già nella fase di studio del nuovo prodotto: individuate più sopra le funzioni che possono permettere personalizzazioni, occorre progettare i gruppi in gruppi base e in gruppi/componenti variabili, in modo che questi ultimi, qualsiasi essi siano, possono perfettamente adattarsi ai gruppi e/o alle parti base. Ne consegue che occorre ragionare che le parti variabili si aggiungono sempre a quelle base, studiandole in modo da adattarle perfettamente con un numero di componenti il più basso possibile. Ed evdentemente senza fare modifiche/adattamenti alle parti base.
Molto spesso i gruppi, nel loro complesso, che così si ottengono possono essere montati solo quando si hanno a disposizione sia i componenti base che quelli personalizzanti.
Prendendo sempre come esempio un’ASTUCCIATRICE, alcuni gruppi variabili sono: l’alimentazione astucci, ill gruppo formatore, l’alimentare dei prodotti da astucciare, il gruppo che crea l’astuccio completo del prodotto. Questi gruppi vanno sezionati in modo da averne una parte base, comune ed eguale per tutti i tipi di astucciatrice e una parte variabile, che deve sempre “sposarsi” con la parte base. Solo in questo modo si facilita la progettazione perché non si deve rifare un nuovo prodotto, anche se parzialmente, ma si devono progettare solo quelle parti, quei componenti che devono tenere conto del nuovo formato richiesto.
Ne consegue che si riducono i componenti da studiare per affrontare le necessità di un nuovo cliente, riducendo i tempi sia di progettazione sia di costruzione e montaggio e, di conseguenza, i costi, ma certamente non il prezzo. Altro vantaggio da evidenziare è il non aumento dei codici, con la probabilità, per le eccedenze, di aumentare gli obsoleti.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Oggi, purtroppo, molte aziende hanno risposto alla richiesta del cliente riprogettando gruppi e sottogruppi, proliferando il numero dei codici, intasando i magazzini di parti nuove che forse non saranno più riutilizzate, aumentanrdo i tempi di di progettazione, costruzione e montaggio, con conseguente allungamento nei tempi di consegna e aumento dei costi.
Cosa fare allora?
Occorre prendere in esame tutte le personalizzazioni finora eseguite e poi procedere come più sopra descritto, e, cioè, elencare le funzioni e i gruppi che le supportano, valutare le personalizzazioni richieste per esaminare in dettaglio come sono state risolte e quindi valutare come si sarebbero potute risolvere con la filosofia BASE e VARIABILE. Succede spesso che occorre riprogettare, anche se solo parzialmente, ma si possono sicuramente ottenere i risultati sopraricordati per il futuro.
Per attuare questo suggerimento occorre creare una task force, formata anche da giovani ingegneri, che prenda in considerazione tutte le personalizzazioni fatte per un prodotto, in modo da evidenziare le sicure parti base. Dopodichè si razionalizza il prodotto, suddividendolo in base e in variabile, divenendo anche più competitivi, ma soprattutto più rapidi nel fornire i prodotti al cliente.

E CUBO CHE RUOLO PUO’ ASSUMERE?
1- Elargire un seminario di un giorno durante il quale illustrare i principi della Variety Reduction, suffragandoli con esempi;
2- Creare con l’Azienda un Gruppo interfunzionale che metta in pratica i principi suggeriti della Variety Reduction, suddividendo il prodotto in Base e Variabile.
3- Far sì che lo studio non deve impegnare più di due/tre mesi, mentre la realizzazione in Base e Variabile dipenderà dalla effettiva situazione evidenziata.
4- Operare come coach, con piena responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi aspettati e concordati.