UNA MODALITÀ DI APPLICAZIONE DELLA LEARNING ORGANIZZATION: LE AREE DI LAVORO INTEGRATE

L'articolo, dopo aver riassunto i principi base della Learning Organization, presenta un'esperienza nell'Area della produzione di un'azienda manifatturiera, basata sul lavoro di gruppo. L'articolo dimostra che il lavoro di gruppo, denominato in quella esperienza Area di lavoro integrata, è effettivamente Learning Organization. Quella esperienza e le analoghe sono state però applicate a reparti/uffici in modo slegato, ognuno a sé stante. L'articolo, pertanto, riporta i passi che devono essere fatti per portare l'azienda a comportarsi tutta (dal vertice all'ultimo manovale) secondo i principi della Learning Organization.

LE BASI TEORICHE DELLA LEARNING ORGANIZATION

La Learning Organization è un modello di organizzazione che sviluppa modalità che permettono di migliorare conoscenze e competenze, che assicurano alla struttura organizzativa una migliore capacità di adattamento al cambiamento, allo sviluppo e alla crescita.

La Learning Organization è una strategia utile per vitalizzare una determinata struttura organizzativa, in quanto facilita l'apprendimento di tutti i suoi membri e continuamente trasforma se stessa.

Si tratta quindi di un'organizzazione che, nell'ambito di una struttura aziendale:

 

COME SI ARTICOLA

La Learning Organization attiva molteplici risorse destinate alla crescita ed al trasferimento delle competenze in una prospettiva di apprendimento continuo, vista come la generazione di un mutamento dei modelli mentali e dei codici di comportamento che hanno caratterizzato tutte le organizzazioni basate su una struttura burocratica rigida e pervasiva e un alleggerimento delle strutture di comando.

La prospettiva è rappresentata da una continua socializzazione, intesa come messa in comune delle conoscenze, che si sviluppa parallelamente alla de-gerarchizzazione dei ruoli. Infatti le imprese che si ispirano alla Learning Organization promuovono il lavoro di gruppo, in un'ottica di responsabilizzazione sia individuale che collettiva e secondo una logica partecipativa e non di obbedienza.

Lo stile di leadership abbandona lo stile "burocratico" delle conformità alle "regole formali", ma la leadership è di colui o coloro che possiedono le maggiori conoscenze e sono disponibili a metterle a disposizione degli altri.

Ognuno viene inserito in un circolo virtuoso, viene cioè messo nelle condizioni di prendere delle decisioni e di partecipare alla risoluzione dei problemi relativi al processo cui partecipa. Questo significa, di conseguenza, eliminare le rigidità del passato create da quegli stili di leadership e quindi, assegnare un ruolo partecipativo ai lavori di gruppo, che sono strettamente connessi con i criteri di flessibilità, qualità ed apprendimento continuo.

Cooperazione ed apprendimento continuo costituiscono le due variabili principali attraverso le quali si può "snellire" la struttura e le attività da esse previste.

L’apprendimento continuo si ottiene, quindi, grazie alla messa in comune delle competenze e alle politiche di de-gerarchizzazione organizzativa. In altri termini l’assimilazione generalizzata ed incrementale di nuovi saperi e nuove competenze è incompatibile con il monopolio del sapere concentrato in poche figure professionali. Questo nuovo modello organizzativo, nell'area produzione, ad esempio, prevede, al contrario del taylorismo, una riduzione del livello di prescrizione e precisione delle specifiche e particolari attività da svolgere, assegnando invece una centralità agli obblighi impliciti, ad esempio della produzione, quali la produzione oraria di un certo manufatto alle qualità volute. Infatti l'analisi del lavoro organizzato non può più essere valutato nello scostamento dalle regole formali e particolari, ma deve essere valutato misurando la capacità di assolvere agli obiettivi della produzione, che possiamo riassumere in tre livelli: controllo del processo produttivo, controllo e gestione delle perturbazioni, flessibilità.

Le regole, in questa prospettiva, prevedono da un lato la gestione degli eventi, delle perturbazioni, degli obblighi di produzione, e dall'altro il coordinamento delle varie attività di produzione.

 

LA SPIRALE DELLA CONOSCENZA

È evidente che così operando si crea una spirale senza fine, detta appunto spirale della conoscenza. Questa può essere sintetizzata nei seguenti passi:

La spirale della conoscenza suggerisce nuove modalità organizzative che presuppongono la creazione dei mezzi necessari per agevolare l’apprendimento continuo, in modo da generare continui e permanenti processi di adattamento alle turbative provenienti dall'ambiente esterno e di miglioramento delle performance.

Per generare questa spirale occorre che i seguenti assunti siano patrimonio dell’Azienda:

 

LO SVILUPPO DEL MIGLIORAMENTO CONTINUO

Questo si ottiene attraverso:

L’introduzione di gruppi di lavoro favorisce e promuove l’instaurarsi di processi di apprendimento, capaci di realizzare una maggiore permeabilità dei confini, una complementarità delle competenze e un incremento dello spirito di squadra e la disponibilità a sperimentare, diminuire l'enfasi sulle esperienze pregresse, perseguire la differenziazione dei background e ricercare un equilibrio fra le competenze specialistiche e quelle di base.

 

UN ESEMPIO CUBO: LE AREE DI LAVORO INTEGRATE IN PRODUZIONE

Le Aree Integrate sono un modo particolare per intendere il lavoro di gruppo e dimostrano la relazione fra il lavoro di gruppo e lo sviluppo dell'apprendimento continuo. Si evidenzia così che le Aree di Lavoro Integrate sono uno strumento idoneo per introdurre la Learning Organization.

CUBO ha portato avanti questa metodologia a partire dai primi anni ’80, prima in aziende meccaniche ed elettroniche poi in aziende alimentari.

È opportuno a questo punto accennare brevemente al concetto CUBO di Aree Integrate.

Nell'ambito della produzione, per Area di Lavoro Integrata si intende un insieme di macchine o impianti dove a monte entra materia prima (o semilavorati) ed a valle escono i prodotti finiti (o i semilavorati ad uno stato più elevato).

L'Area è gestita da un gruppo di addetti cui è data la facoltà di scegliere come distribuirsi i compiti relativi alla gestione dei mezzi ed al controllo della produzione. Gli operatori formano un gruppo, cioè al singolo operatore non vengono affidate una o più macchine, ma il gruppo ha il compito di condurre tutte le macchine dell'Area. Per fare ciò, gli addetti pattugliano le macchine e le operazioni vengono svolte dal primo operatore libero che vi passa davanti.

Pattugliare significa che ogni addetto, muovendosi nell'Area, esegue le operazioni necessarie sulla macchina che lo richiede.

È evidente che tutti gli addetti dell'Area devono avere le stesse capacità professionali per essere intercambiabili fra loro. Questo richiede formazione, ma quella di base perché è il gruppo che fornisce, tramite i suoi elementi più capaci, le conoscenze che mancano ai componenti del gruppo, che hanno una base di conoscenze inferiori. D'altra parte i compiti da svolgere possono essere raggruppati in categorie, dai più semplici ai più complessi, in modo da suddividere il gruppo in sottogruppi, cui affidare una serie di compiti definiti.

La costituzione del gruppo toglie all'azienda il controllo diretto sul singolo addetto e quindi, a fronte di un'anomalia non segnalata a causa della negligenza o incuria nel lavoro, l'azienda non può individuare direttamente il responsabile di una operazione errata, in quanto è tutto il gruppo che deve risponderne. Di solito è il gruppo che agisce sul responsabile della operazione errata, riprendendolo duramente. Certamente questa "punizione", che arriva dai propri compagni, colpisce molto più duramente perché arriva dai propri pari e non da un superiore, con il quale è sempre possibile trincerarsi dietro a giustificazioni di ogni genere.

Importa sottolineare che sono gli "abitanti di un'Area" i responsabili, come gruppo, di quanto viene trasferito nell'aria successiva e ne garantiscono qualità e quantità nei tempi voluti e concordati.

I rapporti sono quelli normali tra cliente e fornitore e, pertanto, ogni Area è cliente verso monte ed è fornitore verso valle. Quindi, richiede a monte quanto le occorre per servire la valle nei tempi e nelle quantità richieste: questo modo di lavorare è Just in Time. Questo garantisce che venga prodotto solo quanto richiesto a valle, quindi ne verranno sensibilmente ridotte, se non addirittura eliminate, le scorte intermedie e nel contempo si ridurranno anche tutti i tempi del processo produttivo.

Questo favorisce il nascere di rapporti spontanei tra le Aree, soprattutto, per comprendere meglio le rispettive esigenze.

I contatti si formalizzano in riunioni periodiche tra gli addetti delle Aree allo scopo di abbattere le barriere di comunicazione tra i settori, favorendo una visione globale dei problemi aziendali, migliorare la qualità dei servizi che le Aree si scambiano.

Qual è il ruolo del capo in questa nuova organizzazione? Ha il compito di coordinare e gestire i rapporti con gli altri gruppi e con gli altri enti aziendali. Per svolgere e efficacemente questa funzione è sgravato, come si è visto, dalla gestione ordinaria dell'Area, che viene delegata al gruppo di addetti.

Anche nel caso di richieste di intervento della manutenzione, il gruppo avvisa il/i manutentori e coinvolge il capo solo se la fermata dovesse essere troppo lunga e compromettere la produzione.

Per concludere, il gruppo esegue l’intero ciclo per raggiungere tutti gli obiettivi assegnati e concordati: cioè deve pianificare le proprie azioni, deve eseguirle, deve controllare quanto ha fatto e prendere le decisioni necessarie per correggere eventuali anomalie.

 

IL CASO PRATICO

CUBO ha applicato questa metodologia per la gestione di uffici, produzione e magazzini, con buoni successi.

In questa sede vogliamo presentare un caso pratico tratto da un'esperienza in produzione, presso un'azienda alimentare di medie dimensioni.

 

L'Azienda

L'azienda confeziona generi alimentari liquidi in confezioni sterili a tenuta d'aria, i cui reparti erano così organizzati prima dell'intervento: la materia prima arriva agli stabilimenti (sia attraverso una rete di raccolta dei piccoli produttori locali, sia tramite l'importazione dall'estero), viene sterilizzata e poi confezionata in pacchetti di diversi formati: confezioni singole (pacchetti), che poi vengono raccolte in "cartoni" che andranno a costituire i pallet, che è la più piccola unità di prodotto che l'azienda tratta per la consegna ai clienti.

L'intervento ha interessato i seguenti reparti: Ricevimento, Sterilizzazione, Confezionamento, Incassettamento e Pallettizzazione. In ognuno di questi sottoreparti gli operai erano responsabili di una specifica parte del processo e si identificavano con essa: una persona doveva quindi sovrintendere ad una o più macchine in funzione dei tempi necessari per gli interventi e ciò per evitare che una macchina fosse messa in attesa, ma questo creava lunghi tempi morti per l'operaio, durante i quali era costretto a non fare nulla.

Il problema che l’azienda si era posto era:

Lo studio ha esaminato le attività produttive che non, svolte dai singoli addetti, valutando il tempo necessario per eseguire ciascuna di esse, e la professionalità dei singoli.

Ha quindi evidenziato le professionalità necessarie per lo sviluppo delle attività rilevate, valutando anche l’entità degli scarti dei materiali di confezionamento e produttività.

 

La nuova organizzazione

La nuova organizzazione ha previsto la creazione di un unico reparto in cui far confluire i vecchi reparti di Confezionamento, Incassettamento, Pallettizzazione. Il personale è stato suddiviso in tre squadre operative: una per l'alimentazione delle macchine del materiale di confezionamento, una per il controllo qualità, una per la alimentazione dei materiali di confezionamento ed il controllo delle macchine fine linea.

L'appartenenza ai gruppi è volontaria, può e deve cambiare con una frequenza stabilita dal gruppo stesso anche più volte al giorno o per turno.

È stato evidente che l’intercambiabilità da subito era impossibile, ma era sufficiente creare brevi momenti di formazione per mettere gli addetti in grado di svolgere tutte le attività.

Infatti la fusione in un unico gruppo di addetti che prima operavano in sottoreparti diversi, e molte volte non sapevano cosa succedesse a monte o a valle, ha creato l'esigenza di un mutuo addestramento che, realizzato in reparto durante la produzione, è divenuto un momento fondamentale di coesione del gruppo.

Questo passaggio si è reso possibile perché si è dato gradualmente il giusto peso a:

Ma questi punti sono propri della Learning Organization!

Vediamo in concreto quali sono stati i cambiamenti organizzativi apportati dalla nuova organizzazione così introdotta.

 

Il dimensionamento delle squadre

Il livello professionale delle squadre deve essere omogeneo, in quanto tutti gli addetti sono intercambiabili e polivalenti. Nasce rapidamente fra di loro un forte spirito di gruppo e diventa così frequente lo scambio di informazioni e di suggerimenti.

Questi passaggi realizzano i principi della flessibilità delle competenze delle risorse umane, il tentativo di metterli in condizioni di comprendere il tutto e non solo una parte del processo lavorativo grazie allo scambio di informazioni ed all'ascolto attivo.

La diversità insieme al dialogo di gruppo diventa indispensabile come l'interfunzionalità.

 

Le squadre addette alla assistenza macchine operatrici

Queste squadre, per poter operare, devono essere messe in condizioni di sapere sempre lo stato di funzionamento delle macchine loro a affidate, in modo da potere intervenire efficacemente e con efficienza.

Dato che le macchine erano poste in ambienti diversi, divisi da un muro che creava una barriera, si è dovuto adottare un artifizio per dare le necessarie informazioni.

L’artifizio è stato quello di rendere visibile ad ogni componente della squadra, ovunque si trovasse, quali macchine richiedevano un intervento tramite segnali di allarme visivi e sonori (specifici per ogni macchina) in vari punti reparto.

L'introduzione di questo artifizio ha permesso di attuare un primo passaggio per la creazione di una visione condivisa della realtà nella quale si lavora, con il superamento di ogni confine, interfunzionalità e routine, a favore di una modalità di lavoro sovrapposta tra i membri dell'organizzazione.

 

La squadra di controllo della qualità

Individuato un difetto nella confezione, viene informata l'altra squadra, che interviene rapidamente sulla macchina evidenziata e questa decide autonomamente se fermare la macchina o correggere il difetto, apportando le regolazioni del caso, a macchine in moto. Se è necessario, la squadra fa intervenire direttamente la manutenzione. Le situazioni di intasamento nei convogliatori sono gestite da uomini provenienti dalle tre squadre, soprattutto per evitare le fermate, che creano scarti in modo automatico al momento della rimessa in moto della macchina.

 

Le riunioni periodiche

Le modifiche organizzative apportate nei reparti mostrano come il gruppo divenga responsabile, in quanto funge da unità di lavoro principale. Tutto questo dimostra l'importanza della flessibilità dei membri a livello di differenziazione dei background e delle diverse competenze.

È proprio nel gruppo che avviene lo scambio interno di informazioni, dando origine al carattere ciclico del processo di apprendimento.

Si sviluppa così empowerment, in quanto tutti gli Addetti si sentono responsabili per la loro Area ed i loro compiti di lavoro.

C'è interfunzionalità, con una modalità di lavoro sovrapposta.

Sono state anche formalizzate riunioni periodiche, con frequenza settimanale all'inizio, poi diradate con il passare del tempo, fino ad una cadenza mensile.

L'obiettivo di queste riunioni è di creare non solo coinvolgimento, ma occasioni di confronto sulle problematiche affrontate e da affrontare per tutto il personale, senza creare esclusività nei compiti e nelle responsabilità.

 

I risultati

Si è avuta una riduzione degli scarti dei materiali di confezionamento veramente significativa e l'aumento della produttività uomo a due cifre percentuali.

 

GLI STADI PER RAGGIUNGERE LA LEARNING ORGANIZATION: UNA SINTESI

Le Aree di lavoro integrate che CUBO ha introdotto sono un esempio concreto di applicazione dei punti base della Learning Organization.

Siamo ora in grado di sintetizzare i passi concreti con cui realizzare l'applicazione completa della Learning Organization all’intera azienda, seguendo una logica di approccio a più stadi.

1° stadio: La cultura organizzativa

L'analisi della cultura organizzativa permette di evidenziare i principi seguiti dall'azienda per migliorare la capacità organizzativa dei suoi uomini. La cultura organizzativa è l’insieme dei principi che l'azienda ha inventato, scoperto o sviluppato, imparando ad affrontare problemi di adattamento con il mondo esterno e di integrazione interna e che hanno funzionato abbastanza bene da poter essere considerati validi e proceduralizzabili, costituendo così il riferimento operativo per tutti. Gli strumenti utili per realizzare un'indagine sulla cultura aziendale sono i questionari, le interviste e, dove necessario, la metodologia delle osservazioni istantanee, che permettono una misura precisa dei tempi necessari per svolgere le varie attività.

 2° stadio: La consapevolezza

La consapevolezza è il conoscere, sempre e da parte di tutti, ciò che gli altri dicono, siano essi superiori o colleghi. La verifica si realizza con la valutazione dei metodi seguiti per la comunicazione interna, la negoziazione, il dialogo di gruppo, al fine di far emergere gli eventuali bisogni sociali e di comunicazione.

3° stadio: I gruppi di lavoro

Per valutare le modalità di funzionamento dei gruppi di lavoro occorre verificare se i membri di ciascun gruppo sono in grado di assumere un ruolo attivo e di confronto con gli altri, al fine di promuovere l’instaurarsi di processi di apprendimento, realizzando una maggiore permeabilità dei confini, una complementarità delle competenze ed un incremento dello spirito di squadra. Di conseguenza esiste una visione condivisa con pochi semplici ruoli, unione fra i membri ed una modalità di lavoro sovrapposta. Si verifica l'esistenza dei gruppi di lavoro mediante opportuni questionari ed interviste di approfondimento.

4° stadio: Le competenze personali e professionali

È importante definire quali sono le competenze personali e professionali utili ai membri dell'organizzazione per realizzare un apprendimento efficace. Alcune di queste competenze sono: le capacità logico/strategiche, il pensiero sistemico, cioè il riuscire a vedere la totalità, il valorizzare i modelli mentali (per esempio riconoscendo le astrazioni e distinguendo le teorie professate da quelle praticate) e l'adozione di un orientamento sperimentale (ad esempio attraverso l'utilizzo di tecniche di problem solving e l’attitudine alla sperimentazione continua). Fra le capacità personali vi sono il saper costruire visioni condivise, la capacità di far crescere il gruppo attraverso il dialogo e la capacità di interpretare la leadership come insegnamento. Le qualità personali sono: la creatività, intesa come propensione all'esplorazione, l'autoefficacia, come consapevolezza di sé e la capacità di esprimere le proprie potenzialità al meglio, la capacità di apprendere dall'esperienza, valorizzando gli insuccessi produttivi piuttosto che i successi improduttivi.

 5° stadio: La vision aziendale

L’esempio CUBO è, come si è visto, riferito ad un reparto produttivo, ma questa organizzazione può essere e va estesa all’intera azienda e, pertanto, occorre partire dalla vision che l’azienda ha predisposto per il suo futuro per rispondere sia alle richieste degli azionisti, sia all’evoluzione dei mercati in cui opera. La vision aziendale deve essere trasformata, con riunioni del management, in vision prima per le singole Direzioni, poi per i livelli più bassi. I gruppi di lavoro che opereranno sulle singole vision dovranno valutare quali strategie adottare, quale organizzazione introdurre, quali uomini e mezzi utilizzare per ottenere gli obiettivi previsti dalla vision. Devono essere definiti anche i tempi di realizzazione ed i momenti di verifica.

 

SINTESI

Gli strumenti utili a creare le premesse per raggiungere concretamente gli obiettivi di un'organizzazione che apprende sono rappresentati da:

Occorre tenere presente che qualsiasi nuova organizzazione va introdotta per passi successivi: solo così si è avuto e si potrà avere successo.

 

Autori: Ing. Gianni Cuppini - Presidente CUBO s.r.l. - Dr.ssa Valentina Dall'Olio, Dr.ssa Cristiana Pirotti Psicologhe del Lavoro e delle Organizzazioni