Stili di comunicazione per gestire le relazioni aziendali

L’era moderna è l’era della comunicazione, oggi, infatti, siamo abituati a comunicare in molteplici modi, non solo a voce o con il corpo o i gesti, ma grazie alla tecnologia si hanno a disposizione mezzi come il computer e il cellulare che la rendono molto più veloce, semplice ed automatica. La comunicazione è qualcosa che nasce spontaneo nell’uomo; anche gli animali comunicano, ma il linguaggio umano con cui si esprimono i pensieri è senz’altro il mezzo di comunicazione più evoluto cui la natura è giunta fino ad oggi. É possibile comunicare di più, ma spesso si comunica anche peggio, proprio perché questi nuovi strumenti, rendono la comunicazione più scontata e sommaria.
La comunicazione è uno scambio di informazioni tra due o più persone. Comunicare è uguale a respirare: è impossibile non comunicare, così come è impossibile non respirare.
Nel suo testo fondamentale “Pragmatica della comunicazione umana”, Watzlawick e i suoi collaboratori stabiliscono un nesso tra comunicazione e comportamento, nel senso che ogni modo di esprimersi, compreso il silenzio, esprime un elemento comunicativo.
Questo è indubbiamente il punto di partenza dal quale gli studiosi di Palo Alto derivano quello che sarà poi uno dei postulati basilari della loro teoria, e che Watzlawick fa proprio, immettendo fra i suoi assiomi:
1) “Non si può non comunicare”

Da questo prendono avvio anche i successivi assiomi, di cui il secondo accettando l’impostazione di Bateson, recita che:
2) “Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”.

Questo significa che ci muoviamo sempre su due diversi livelli comunicativi.
Il primo aspetto della comunicazione è quello di contenuto, il quale trasmette informazioni su fatti, opinioni, sensazioni ecc., mentre il secondo impone un comportamento, definendo la natura della relazione fra i comunicanti. Ogni comunicazione è comportamento, ma anche ogni comportamento è comunicazione.
Il terzo assioma così recita:
3) “La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti”.

Questo assioma prende in considerazione l’interazione tra comunicanti e poiché la comunicazione è un flusso continuo di messaggi a cui i partecipanti danno una punteggiatura, ciò significa che avvengono scambi secondo una sequenza in cui ad uno specifico stimolo, segue una precisa risposta.
Il quarto assioma recita che:
4) “Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico”
La comunicazione numerica concerne le parole, i nomi ecc., mentre quella analogica concerne i gesti, il linguaggio non verbale, le posizioni del corpo, le espressioni del viso. Esistono due modi per far riferimento ad un oggetto: attraverso l’immagine, creando un rapporto stretto tra oggetto e modo di indicarlo o attraverso l’attribuzione di un nome e creando perciò un rapporto convenzionale. La prima modalità di comunicazione è analogica perché esiste un’analogia tra linguaggio ed oggetto, la seconda è digitale, perché è convenzionale.
La comunicazione umana analogica è qualsiasi comunicazione non verbale e quindi comprende i movimenti del corpo, i gesti, l’espressione del viso, il tono di voce, ecc.
L’aspetto contenutistico della comunicazione è espresso normalmente dal linguaggio numerico, più preciso, strutturato e condiviso.
Infine il quinto assioma recita che:
5) “Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza”.
Nel primo caso i modelli tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro (interazione simmetrica) ossia gli scambi comunicativi sono improntati all’uguaglianza dei due partner (ad esempio tra colleghi, amici); nel secondo caso il comportamento del partner completa quello dell’altro, perché sono improntati alla differenza (interazione complementare). In questo secondo caso inevitabilmente un partner avrà una posizione dominante, mentre l’altro quella complementare: è il caso delle coppie madre-figlio, insegnante-allievo, capo-dipendente. Qualsiasi sia il mezzo usato per comunicare, esso rappresenta comunque l’asse portante dei rapporti che si instaurano tra gli individui.
Comunicare avviene in modo naturale ed automatico, a volte non ce ne rendiamo conto, così come respiriamo senza pensarci! Infatti, solo se ci soffermiamo un attimo a pensare possiamo concentraci sul nostro respiro: se è veloce e affannoso oppure lento e regolare, se respiriamo profondamente, come si fa quando si è sollevati oppure se si fa fatica perché si è tesi e la sensazione è di mancanza d’aria.
Così come nel respiro, molto spesso quando comunichiamo non prestiamo abbastanza attenzione alle parole, a come le esprimiamo, al linguaggio, al tono di voce, all’espressione del viso e del corpo, oppure molto spesso non teniamo in considerazione la risposta del nostro interlocutore e di conseguenza non ci si capisce.
Comunicare meglio significa aumentare la propria consapevolezza mentre ci si esprime; se si è consapevoli si è anche più sicuri di ciò che si dice, del perché e di come lo si dice. Rendersi conto di tutte le sensazioni che si provano anche rispetto all’ambiente circostante permette di affrontare meglio le situazioni che ci si presentano sia con i colleghi, con i propri responsabili e con i clienti.

Docenti:

Dott. Franco Ceccarello o Dott.ssa Sabrina Maini

Articolo di:
Dott.ssa Sabrina Maini